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| Mario Cassitta, 33 anni |
| 28 luglio 2009 |
"Pietro fissa immobile il corpo senza vita di Mario, suo figlio. Schiacciato da un muletto imbizzarrito. Da un mostro di metallo. Impietrito non sente i rumori di dolore di chi lo circonda. Pietro è il padre di Mario Cassitta, 33 anni di Priatu, l’ultimo morto di lavoro. Lo sguardo del genitore si stacca solo quando chiudono la bara. Va via. Dietro di lui una scia dolente di parenti e colleghi di lavoro. Mario è stato schiacciato dal muletto che guidava nella zona industriale di Sant’Antonio di Gallura, alla Crucitta, un insieme di capannoni e stabilimenti in mezzo alle campagne dell’alta Gallura. Ha centrato una buca di 50 centimetri con una ruota del mezzo, il carrello elevatore gli si è rovesciato sopra. Il giovane era un operaio della Ecoservice, un’impresa che da tre anni raccoglie e smaltisce i rifiuti. Plastica, carta, cartone. Ma il vero business è la gomma. La trita e la trasforma in nuova materia prima. I pezzi di pneumatico vengono sminuzzati e messi dentro sacchi di iuta altri due metri. Alla fine del processo dal capannone sono spostati dentro camion con i muletti. Una catena di montaggio del riciclo dei materiali. Tutto preciso e stabilito. Così come i percorsi da fare con i macchinari. Mario, assunto in modo regolare e assicurato, doveva scaricare il penultimo sacco, ma con il muletto non ha fatto la strada esterna che di solito tutti seguono. E anche lui aveva sempre seguito nel suo anno di lavoro in fabbrica. Forse per sfuggire alla monotonia, alla sindrome della catena di montaggio, decide di passare da dietro il capannone, in un insolito e più lungo percorso antiorario. Ma in quella strada prende in pieno un fosso. Il muletto si ribalta, lui perde l’equilibrio e finisce schiacciato sotto il mezzo. Con lui in turno c’è solo un altro operaio, Salvatore Sanna che lo aspetta all’interno del capannone. Troppo tempo per scaricare il penultimo sacco di gomme tritate. Salvatore si avvicina. Stanco di aspettare Mario che non arrivava mai. Gira intorno al capannone. Vede il mezzo rovesciato. Sotto il corpo di Mario. Con tutta la forza che ha in corpo cerca di tirare fuori il suo collega. Non ci riesce. Troppo tardi, Mario è già morto. Chiama i capi, i soccorsi, i carabinieri. I volontari del 118 non possono fare nulla, l’operaio è già morto. In un attimo il piazzale si riempie di sirene, di divise, di curiosi. I vigili del fuoco sollevano il muletto. I carabinieri fanno i rilievi con gli uomini dello Spresal, gli ispettori dell’Asl che verificano le condizioni di sicurezza di lavoro. Rituale di ogni incidente sul lavoro. Mario era single, viveva con suo padre. Un ragazzo serio, preciso, tutto casa e lavoro. Poco tempo fa era sfuggito alla morte in un incidente, uno scontro tra auto nel centro di Olbia. Un miracolo secondo molti. Non è riuscito a beffare una seconda volta il destino." |
| fonte: regione.sardegna.it |