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| Biagio Laera, 54 anni |
| 14 agosto 2007 |
| NOCI (BA) - Stava facendo quei lavoretti che durante l´anno, quando la fabbrica di cioccolato è operativa e va a pieni giri, vengono rimandati all´estate e alla sospensione della produzione per le ferie. L´inventario. La sistemazione del magazzino. Lo spostamento degli scatoloni con le forme per le uova di Pasqua, uno dei prodotti di punta dell´azienda di provincia, conosciuta anche all´estero. Il legno del soppalco del deposito, un truciolato di due centimetri di spessore, impregnato d´acqua e di umidità, gli è ceduto sotto i piedi. Biagio Laera, 54 anni, comproprietario della Nuova Italcioc di Noci, è stato inghiottito dal buco che si è aperto nel fragile pavimento. Ed è morto, alle dieci della mattina prima di Ferragosto, schiantandosi sul pavimento del capannone. Il corpo ha attutito l´impatto delle due operaie che lo stavano aiutando e sono cadute con lui. Una, 52 anni, si è rotta sette costole e ha avuto 25 giorni di prognosi. L´altra, 47 anni, si è slogata le caviglie e dovrebbe tornare a camminare in tre settimane. Per Biagio Laera, il fondatore e patron della fabbrica di cioccolato, l´ex commerciante ambulante partito da zero e arrivato ad avere 35 dipendenti e una fama diffusa, non c´è stato nulla da fare. Il corpo senza vita è stato raccolto e ricomposto dagli operatori di una impresa di pompe funebri e portato direttamente a casa, l´appartamento di famiglia all´interno dell´area dell´azienda. Oggi, alle 16.30, l´arciprete Vito Palmisano celebrerà i funerali nella chiesa di San Domenico. Le cause della morte dell´uomo sono sufficientemente chiare, evidenti. Il sostituto procuratore di turno, Giuseppe Dentamaro, ha dato il nulla osta alla sepoltura dopo aver sentito il medico legale incaricato dell´esame esterno del cadavere Quello che resta da capire - lo snodo che potrebbe presto concretizzarsi in una accusa di omicidio colposo e lesioni colpose - è se la tragedia poteva e doveva essere evitata. Nel mirino c´è il soppalco maledetto, una struttura sopraelevata retta da tubi di metallo, raggiungibile con una scaletta di ferro, fatta di semplice truciolato permeabile e non di solide assi a prova di infiltrazioni. I funzionari Asl dello Spesal di Putignano e i carabinieri della compagnia di Goia del Colle, sequestrato il rialzo, stanno cercando di accertare se la struttura sopraelevata fosse regolare o abusiva, edificata cioè senza chiedere alcun permesso, senza collaudi. E se rispondesse ai requisiti minimi di sicurezza. L´impressione visiva degli investigatori dell´azienda sanitaria e dell´Arma va in direzione opposta. «Il soppalco - hanno ripetuto la moglie Lucia e i figli e soci del morto, Vito e Gianni, l´amministratore unico dell´azienda - stava lì da sempre e non c´erano mai stati problemi». «Ma l´impasto di frammenti di legno - è la constatazione di chi sta approfondendo le verifiche - era fradicio, marcio, sottile. Inadeguato, in quelle condizioni, a reggere troppo peso». L´imprenditore, che con le operaie lì sopra doveva sistemare gli scatoloni pieni di forme, lo ha spaccato subito dopo essere sceso dalla scaletta, al primo riquadro. Per ora, causa intoppi estivi, le carte e le mappe necessarie per chiarire tutto non sono state acquisite. «È tutto chiuso - spiegazione - negli studi del commercialista e del consulente della ditta, entrambi in vacanza» |
| fonte: www.espresso.repubblica.it |