
Andrea D'Alessano , 19 anni
9 giugno 2007
"E’ morto questa mattina Andrea D’Alessano. Aveva 19 anni. Da una settimana era ricoverato all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto in gravissime condizioni. Il 2 giugno, Andrea, operaio dell’appalto Ilva, stava lavorando negli stabilimenti del colosso siderurgico tarantino. Un martello a “mazzetta” gli è caduto addosso. Il peso dell’attrezzo, normalmente di 2 o 3 chili, quintuplicato nella caduta libera, ha rotto il casco e ferito alla testa il ragazzo. L’operaio era stato assunto da una ditta di Massafra, una delle tante imprese dell’appalto Ilva. Il giovane, residente ad Oria, nel Brindisino, subito dopo l’incidente era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. E’ sempre rimasto in coma profondo. D’Alessano era dipendente della ditta Mondomec e stava effettuando dei controlli alle cassette antiincendio. Il giovane era fermo ad aspettare un ascensore quando è stato colpito dalla cosiddetta
“mazzetta”.
Quattro morti in 18 mesi Con la morte di Andrea, si allunga la già enorme scia di sangue che fa dell’Ilva lo stabilimento industriale più insicuro d’Italia. I numeri, purtroppo, sono impietosi: quattro morti negli ultimi 18 mesi, 177 incidenti mortali dall’apertura ufficiale dello stabilimento, 2mila infortuni all’anno (il doppio se si considerano anche le ditte che lavorano in appalto per il Gruppo Riva). Una media spaventosa: una “morte bianca” ogni 6 mesi. Nel 2006, sono stati tre gli operai del colosso siderurgico che hanno perso la vita sul posto di lavoro. E martedì ricorre l’ennesimo, tristissimo e finora inutile anniversario: quattro anni fa, il 12 giugno 2003, il crollo di una gru causò la morte di Pasquale D’Ettorre e Paolo Franco.
«Basta lacrime» «Basta lacrime, è ora di lottare tutti insieme». Per ricordare Andrea, Pasquale, Paolo e tutti gli altri operai che hanno perso la vita, l’Associazione 12 giugno, sodalizio nato qualche mese fa riuscendo a riunire i familiari delle vittime sul posto di lavoro, chiede alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori dello stabilimento siderurgico di fermarsi, facendo proprio del 12 giugno la giornata simbolo della lotta contro gli infortuni e le morti bianche. Martedì sera, nella sede dello Slai Cobas, si aprirà il sipario sullo spettacolo teatrale intitolato “Se questo è un operaio, viaggio nell’inferno dell’Ilva”. Le donne e gli uomini dell’Associazione 12 giugno stanno promuovendo diverse iniziative e, attraverso una proposta di legge, chiedono che le morti bianche siano definite come “crimini”. Questo permetterebbe un serio inasprimento delle pene nei confronti di chi è responsabile dell’inosservanza delle misure di sicurezza sul lavoro, con l’inclusione anche del reato di “strage colposa” nei casi di ripetuti omicidi bianchi nella stessa unità produttiva. Si chiede una corsia preferenziale per le cause civili e penali aventi per oggetto la sicurezza sul lavoro e gli omicidi bianchi, la postazione fissa con numero verde degli organi ispettivi nei grandi stabilimenti industriali; l’accesso facilitato alla costituzione come parte civile di familiari e sindacati.
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fonte 'il meridiano'