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Luigi Davide, 43 anni

14 maggio 2007

"QUASI mezz´ora di agonia, al centro di un piazzale deserto dentro al porto di Napoli. Investito, schiacciato, una profonda ferita alla testa. A terra sull´asfalto sotto il sole cocente. Per i primi dieci minuti nessuno che si accorge di lui, un elettrauto investito nel terminal dell´azienda dove lavora. Poi i soccorsi che arrivano dopo altri venti minuti.
Due possibilità: ucciso da un autoarticolato, un Tir porta container, oppure da un carrello elevatore. Che però non si trovano. Spariti. Incidente mortale sul lavoro e il giallo di un caso non del tutto chiaro. Chi ha investito il dipendente della Conateco è andato via, ripartito con il suo carico se è stato un Tir. Senza neanche essersi accorto di quanto è successo oppure - e sarebbe ben più grave - scappato via per non avere problemi. Inevitabile quindi il via ad indagini serrate e complesse che dovranno risalire all´autore dell´investimento ma anche ricostruire eventuali responsabilità della società dove lavorava Luigi Davide, 43 anni, sposato e padre di tre figli. Mentre la sua morte solleva - da parte di dipendenti e sindacati - una serie di problemi soprattutto sulla sicurezza. Su tutti i fronti. In questo caso non sull´equipaggiamento dei dipendenti, ma sulla organizzazione del movimento dei mezzi pesanti e sulla totale mancanza di un presidio di pronto soccorso all´interno del porto. Carenze che saltano fuori proprio nella ricostruzione di quanto accaduto.
Porto di Napoli, all´altezza di Vigliena. Molo 56, dove si trovano i terminal container Conateco e Soteco. Lavoro in collaborazione, la Soteco fornisce servizi alla Conateco. Ore 11. Alle spalle del gate per i bollettini dei carichi c´è un grande spiazzo senza segnaletica stradale né percorsi riservati a Tir e pedoni. Da un lato i container uno sopra all´altro, divisi da stretti corridoi lungo i quali passano i dipendenti. Dall´altro le auto degli operai parcheggiate. Luigi Davide, assunto sette anni fa a tempo indeterminato in qualità di elettrauto dalla Conateco, fa un intervallo e attraversa il piazzale per andare a prendere il panino che ha nella sua auto. Quindi l´incidente. Nessun testimone oculare, i tre dipendenti che, dal gate, avrebbero potuto vedere l´investimento, hanno in quei minuti la visuale coperta da un camion parcheggiato. L´elettrauto viene presumibilmente investito da un Tir, commentano alla Soteco, «perché in quell´area non lavorano i carrelli elevatori dei due consorzi». Cosa di cui non sono convinti gli investigatori Davide si accascia, ha la testa schiacciata e fratture dappertutto.
Resta lì almeno dieci minuti. La conferma in una testimonianza. «Ero passato di lì dieci minuti prima e non c´era niente - spiega Vincenzo Ambrosino, responsabile operativo Soteco - Dieci minuti dopo sono ripassato e ho visto l´uomo per terra». Viene finalmente chiamato il 118, ma per l´ambulanza non è come un soccorso in città. Il porto ha strade che si sciolgono in parallele interne del tutto anonime, sconosciute ai più. Senza un cartello che indichi il numero del molo o il nome del consorzio. Impossibile andare a colpo sicuro. Quindici, venti minuti. Davide è ancora in agonia. Morirà poco dopo l´arrivo in ospedale, al Loreto Mare. Le indagini muovono i primi passi sulla base del referto di morte - le ferite da schiacciamento indicano che Davide è stato investito - e sulla caccia al Tir fantasma. La polizia del vice questore Silvestro Cambria, dopo aver sequestrato l´area dell´incidente, va nella "control room" della Soteco, sequestra i filmati registrati delle quattordici telecamere a circuito chiuso del consorzio. Si spera di vedere la registrazione del mezzo che investe Davide. Una ricerca lunga, mentre l´azienda immediatamente consegna agli investigatori l´elenco dei venti mezzi pesanti che, sulla base dei bollettini, sono entrati nell´area della Soteco ieri mattina per caricare o scaricare container. Tra quei venti deve esserci il Tir assassino. In serata viene sequestrato un rimorchio su cui farà accertamenti la polizia scientifica. Ma è chiaro fin dai primi minuti dopo l´incidente che un investimento come quello in cui è morto Davide poteva purtroppo succedere, all´interno di un vasto spiazzo senza segnaletica e senza regolamentazione dei flussi di traffico o di aree riservate ai pedoni".

fonte 'l'espresso local'