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Nicola Lamorgese, 29 anni

2 aprile 2007

"Soffocato dai detriti. È morto così, nel cantiere edile in cui lavorava a Noicattaro, Nicola Lamorgese, 29 anni, di Rutigliano. Il giovane operaio, sposato e padre di due bambini, è stato travolto da un getto di sabbia per una crepa apertasi improvvisamente nel silos che la conteneva. L´uomo, assunto regolarmente dall´azienda edile "Nitti Francesco", era addetto al settore frantumazione pietre nel cantiere di contrada Torre Corrado. Lamorgese, è stato accertato dai primi rilievi medico legali, è morto per asfissia e in maniera molto rapida: trasportato al pronto soccorso dell´ospedale di Rutigliano, è arrivato ormai cadavere. Sul posto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Triggiano. Dell´episodio è stato informato il pm di turno, Antonino Lupo, e il cantiere è stato messo sotto sequestro.
Nelle prossime ore saranno ascoltati i compagni di lavoro di Lamorgese, alcuni dei quali hanno assistito al tragico incidente. Si cercherà di ricostruire l´accaduto, ma anche di accertare se il titolare della ditta avesse ottemperato agli obblighi prescritti dalla legge per la sicurezza sul luogo di lavoro. In parallelo, è stata avviata un´inchiesta da parte dell´ispettorato del lavoro, così come avvenuto per l´altro incidente di quindici giorni fa, quando in un altro cantiere edile a Corato rimase ustionato un ragazzo di 16 anni.
Giuseppe Di Vincenzo, morto cinque giorni dopo il ricovero in ospedale per le gravissime ustioni (di primo e secondo grado) riportate su tutto il corpo, stava lavorando alla manutenzione di alcune tubature del gas in un cantiere attiguo alla sala ricevimenti "Corte Bracco dei Germani". Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il giovane stava tentando, assieme ad un´altra persona, di individuare una perdita, saturando il tubo con il gas. A contatto con la fiamma ossidrica, però, il gas sarebbe esploso, investendo in pieno Giuseppe.
Accompagnato al pronto soccorso dell´ospedale, il ragazzo era stato poi lasciato in consegna ai sanitari, senza che nessuno si fermasse ad aspettare l´arrivo di parenti o dei carabinieri: «Mio nipote è stato lasciato in ospedale come un pacco di cui sbarazzarsi - aveva fatto notare suo zio, Francesco Di Vincenzo - È stato abbandonato come un cane davanti al pronto soccorso». E ancora: «Il ragazzo bruciava come una torcia e nessuno è mai intervenuto nel cantiere - aveva aggiunto - Me lo ha detto lui stesso quando era ancora lucido». Secondo i suoi parenti, Giuseppe avrebbe potuto salvarsi se fosse stato soccorso prima. Invece la situazione era apparsa subito disperata: dopo le prime cure d´emergenza, il ragazzo era stato trasferito in elicottero all´ospedale Cardarelli di Napoli, specializzato in ustioni gravi.
Sul caso, la procura di Trani ha avviato un´inchiesta, anche a seguito della denuncia del legale della famiglia, l´avvocato Francesco Montingelli. Il pm Achille Bianchi, che procede sull´ipotesi di omicidio colposo, ha iscritto nel registro degli indagati tre persone (la legale rappresentante della sala ricevimenti Adele Sbisà, in qualità di committente dei lavori, Mauro Galeno e Nicola Nannola, i due soci della ditta "Termo In" di Andria che aveva ottenuto i lavori in subappalto dalla Idrotermica Perrone) e nominato un perito per l´accertamento dei fatti. Dai primi esami, sarebbero già emerse irregolarità nella gestione del cantiere".

fonte 'espresso repubblica.it'