rassegna stampa


l' Unità



(Del 12/02/2008)

Il sacrario virtuale dei caduti sul lavoro, un sito per non dimenticare

Qualche mese fa era il tema di maggior dibattito. Ma la frenesia della società, il menefreghismo dei media e l’indifferenza delle nostre coscienze hanno spesso dimenticato gli operai che ogni giorno trovano la morte nelle fabbriche e nei cantieri. Tuttavia i decessi avvenuti sul luogo di lavoro sono ancora un grave problema che non può essere lasciato da parte. Per questo, anche per questo, esiste un sito web dedicato alla “commemorazione perpetua” dei caduti sul lavoro. Si chiama www.cadutisullavoro.it

Il sito, che si autodefinisce un «sacrario virtuale», si apre con una home page singolare e inquietante. Un teschio, composto da centinaia di quadratini, occupa gran parte della pagina. Ad ogni quadratino rosso corrisponde una vittima e un link che rimanda ad una pagina dedicata.
Quando non è disponibile una foto della vittima, l’anteprima mostra delle mani in bianco e nero che, unite, coprono il volto. Tutto viene incorniciato da una linea rossa e da un fondo nero. Gli stessi colori, insieme al bianco, utilizzati per il resto della grafica.

L’inquietante teschio dell’home page e l’utilizzo di colori marcati e simbolici ( il nero per “lutto”, il rosso per “sangue/violenza”) denotano la volontà di impressionare il visitatore, di “svegliarlo” di fronte alla realtà dei fatti. Una realtà resa ancora più macabra dal contatore delle vittime, messo in testa alla pagina. Con dei numeri rossi e di grande formato, vengono conteggiate le persone che hanno incontrato la morte sul luogo di lavoro. Le cifre del solo 2008 sono impressionanti: 123 le morti bianche, oltre tremila gli invalidi, migliaia gli infortunati.

«I morti sui luoghi di lavoro non sono incidenti. Dipendono dall’avidità di chi rifiuta di rispettare le norme sulla sicurezza e dal disprezzo per la vita». Questo l’atto d’accusa degli autori del sito, Raffaele Russo e Nicola Savoia. Una voce, un urlo contro «l’incapacità di chi dovrebbe approvare leggi più stringenti e farle rispettare». Il loro, però, non è un attacco al governo. Non si citano i responsabili, ma si evidenziano le pecche.

Tutto attraverso un invito costruttivo a fermare queste “cifre da guerra”. Un invito che è diretto in due direzioni: la prima verso chi ha la possibilità di legiferare e di arginare il problema; la seconda verso tutto il grande popolo di internet.

A loro è destinato l’ultimo appello: «L’intervento di tutti è indispensabile. Per fermare questa strage è necessaria una sollevazione morale generale, che possa costringere chi può a cambiare rotta».

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