rassegna stampa



éCostiera

Di Maria Rosaria Sannino
(del 06/11/2007 - 20.38.09)

Si può morire sul lavoro, e persino in una fabbrica di pomodori? La risposta è sì, nonostante le moderne tecnologie, dove i macchinari hanno finito per soppiantare gli operai.

Immacolata Orlando, di Angri, è solo l'ultima vittima di un lungo elenco. Un sito internet (www.cadutisullavoro.it) raccoglie ogni volta che accade una foto di un caduto, che viene quasi inghiottita da un macabro teschio. E un po' alla volta si colora di rosso. Di rosso sangue. Perchè lavorando si può“cadere” come su un campo di battaglia. Come un soldato, che però non sa di andare in guerra. Come una vittima inconsapevole, perchè il luogo di lavoro appare come un luogo sicuro. E perciò inganna.

Questa è la moderna guerra che si consuma quotidianamente nelle fabbriche, nei cantieri, sulle strade di questo secolo, seppur tecnologico, ma così insicuro.

Immacolata lascia alla sua giovane età (aveva 46 anni), un marito e cinque figli. Per anni precaria, era addetta presso la Feger di Angri, al reparto di passaggio delle conserve, dalla produzione all'etichettatura. Si può definire un lavoro pericoloso?

La fabbrica di Angri sede della tragedia
La fabbrica di Angri sede della tragedia

Se le cause verranno confermate dalla Procura di Nocera Inferiore - che ha aperto un'inchiesta- all'origine dell'incidente ci sarebbe il cattivo funzionamento della fotocellula del macchinario. Il suo corpo è stato schiacciato da una pressa. Stritolato. I testimoni hanno raccontato di un volto ormai irriconoscibile. Ora fanno riflettere anche le parole di una collega di Immacolata: “adesso è la tecnologia che ci ammazza”. C'è da chiedersi se le misure di sicurezza fossero davvero a norma e quando è stata l'ultima volta che quella macchina - che serve per far più veloce delle mani dell' uomo, per produrre di più, in minor tempo e con maggior guadagno - è stata sottoposta ad un controllo.

Il sito internet dei “caduti sul lavoro”, che è stato apprezzato dalla CGIL di Foggia, e ha vinto anche il prestigioso premio "eContent Award Italy 2007 – categoria YT e-content on development", è stato ideato e realizzato da Raffaele Russo (giovane web master & web designer) e da Nicola Savoia (content manager). Raffaele e Nicola, sensibili al problema, hanno dedicato il sito a queste vite spezzate. La dedica: “a perenne memoria ai caduti sul lavoro e del loro sacrificio”, è più di una lapide. E' un grido, che vuol raggiugere il cuore di chi può determinare scelte e maggiori controlli sui luoghi di lavoro. Anche se in quel “bla bla bla ” (una sezione del sito) si nasconde la denuncia verso una classe dirigente che parla troppo e agisce invece molto poco nella difesa dei lavoratori.

Operari su un cantiere
Operari su un cantiere

Se nella sola provincia di Salerno in media muore un operaio ogni quindici giorni, i numeri complessivi italiani salgono in modo spaventoso. Sono 5.252 i morti sul lavoro registrati in Italia dal 2003 al 2007. E così ogni anno in Italia muoiono in media 1.376 persone per infortuni sul lavoro, l'età media è di 37 anni. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti. Anche se gli ultimi dati dell'Inail dicono che nei “primi otto mesi del 2007 le morti bianche sono diminuite rispetto allo stesso periodo del 2006”.  Eccoli i numeri che dimostrebbero un'inversione di tendenza: 761 contro 867 (un calo di 106 vittime). Ma non c'è da esser per niente sollevati. Anzi. Se si prende solo la realtà dei cantieri, come esempio di lavoro “pericoloso”, da Milano a Napoli, c'è sempre una sola caratteristica che accomuna: la mancanza di sicurezza, dovuta alla fretta, ai subappalti, al lavoro a ribasso. E così, andando oltre, la precarietà , gli ambienti nocivi, le paghe da fame, il lavoro a ore, i ponteggi fatiscenti, i macchinari malfunzionanti.

Un elenco infinito di irregolarità diffuse, e conosciute. Per non parlare poi del lavoro nero che «sommerge» anche infortuni e morti. Ma intanto si continua a morire. Per lavorare.

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