blablabla: parole, parole, parole

con quel faccione un po' così, con quel cognome da ventennio, il vicepresidente dei prenditori di lavoro del belpaese che affoga nella mucillagine, alberto bombassei, probabilmente ricopre il suo 'alto' incarico grazie a qualcosa di molto simile alla considerazione che de gaulle rivolgeva ad un proprio capo di gabinetto: "quando io scorreggio, è lui che puzza". cioè, il suo capo montezemolo deve averlo creato vicecapo per fargli dire le fesserie sesquipedali che egli stesso pensa, ma non può profferire in pubblico, senza essere sommerso da una selva di pernacchie che gli danneggerebbero irrimediabilmente la permanente. così, ci pensa bombassei a dire che sì, la questione dei morti sul lavoro è grave, per carità, però è anche vero che mica è colpa degli imprenditori, attenti alle "strumentalizzazioni ed ai luoghi comuni", perché: "Delle 1.200 vittime sul lavoro italiane, circa il 50 per cento muoiono fuori dalla fabbrica, per incidenti stradali che si verificano mentre raggiungono il posto di lavoro". capito, la volpe? mica è colpa di chi sfrutta senza ritegno i lavoratori. è colpa dei lavoratori: magari vanno troppo forte in auto, magari non si fermano ai semafori, e patatrac, succede l'incidente mortale. vi risparmiamo il resto dell'intervista rilasciata a paolo griseri, pubblicata da 'la Repubblica' il 20 dicembre 2007, per rispetto dei vostri stomaci. fermo restando che saremmo felici di sapere a quali dati statistici si riferisce il vicecapo dei capi, a lui solo una domanda: bombassei, ci fai o ci sei?

il presidente della camera dei deputati, on. fausto bertinotti, ha celebrato il 1 maggio a Torino, davanti a centomila lavoratori:
"da tempo siamo impegnati a denunciare questa malattia sociale tremenda. un paese che ha 3-4 morti sul lavoro al giorno non è un paese civile dal punto di vista della civiltà del lavoro".

ci permetta, signor presidente, non è un paese civile, punto e basta. anche perché questo paese sarebbe 'fondato sul lavoro', se la costituzione vale ancora (cfr. art 1).

"quello che va fatto è molto e non è solo l'approvazione, accogliendo le richieste che vengono dai delegati sulla sicurezza sul lavoro, ma è il fatto che bisogna cambiare l'orientamento politico generale sul lavoro. il lavoro è stato penalizzato da 20 anni ed è necessario che tutte le politiche lo valorizzino".

nel frattempo, a sorrento, si staccava, ops, il braccio meccanico di una gru. schiacciate, morivano due turiste. tre operai, al lavoro per allestire la festa patronale, rimanevano feriti. e così, anche il primo maggio del 2007 è stato degnamente celebrato.

(non vi fate impressionare dalla foto. nonostante la sinistra rassomiglianza con il teschio a fianco, precariato, lavoro nero, sicurezza zero, non uccideranno _mai_ quest'uomo)

una citazione doverosa per il capo dei prenditori di lavoro: luca cordero di montezemolo. dopo le quattro vittime del 17 aprile, rilascia un'illuminata dichiarazione:

"non si può parlare e non agire sul tema della sicurezza nel mondo del lavoro... ognuno deve dare il suo contributo, perchè è un fatto civile e di responsabilità della classe dirigente passare dalle parole ai fatti".

bello. intanto, la strage di lavoratori continua senza cessa. ora, visto e considerato che: la sicurezza sul lavoro dipende direttamente dalle imprese; i profitti delle stesse imprese continuino ad aumentare, a scapito dei salari, che vanno sempre più a fondo; sempre le stesse imprese sfruttano a man bassa lavoro nero e precarietà, causa diretta delle morti, ci si consenta un'esortazione: presidente, si dia retta!

non è un refuso: sig. luca cordero, dia retta a montezemolo. lei ed i suoi, provate a passare dalle parole ai fatti. magari rinunciando a qualche euro, tanto ve ne rimarranno sempre abbastanza per la permanente.